L’importanza delle curve…

2018-05-18T11:09:03+00:00 Da |Categorie: Rassegna Stampa|

Quando la colonna vertebrale perde l’armonia delle curve, può diventare rigida, dolorante, e rendere difficoltosi anche i gesti più semplici. Solo di fronte a questi limiti ci si rende conto che qualcosa non va e non si dà quasi mai peso invece alle prime avvisaglie di affaticamento.

Le curve
Il ruolo che la colonna vertebrale riveste è estremamente importante, non a caso viene definita “l’albero della vita”. Le curve che la compongono costituiscono la forza, la resistenza e l’elasticità di questa straordinaria architettura. Quando le curve risultano alterate (iperlordosi, ipercifosi, riduzione, rettificazione o inversione delle curve stesse), anche la funzionalità globale risulta alterata e, in certi casi, compromessa.
Nei mesi che precedono la nascita, la colonna vertebrale presenta un’unica grande curvatura a forma di “c” che si perde poi dopo la nascita. Con l’inizio del gattonamento, fase durante la quale si comincia ad alzare la testa, prende forma la lordosi cervicale. Il passaggio da quadrupedia a bipedia porta quindi alla formazione della seconda curva, la lordosi lombare, e infine, come conseguenza delle precedenti e della forza di gravità, origina la cifosi dorsale. (Raggi, Colonna e postura, 2009)

Alterazioni posturali e scoliosi
È sempre e solo per opera dei muscoli se le curve si creano, si mantengono o si alterano nel tempo. (Raggi, 2009) Nel caso del dorso curvo, i muscoli che sorreggono con fatica il collo e gestiscono malamente le spalle non risultano mai plastici e rilassati, ma sempre tesi e in ipertono:  su di loro è registrato il peso delle paure, dei fallimenti, dei dolori della vita. Da qui la difficoltà di sradicare posture viziate con un semplice “Stai dritto con quella schiena!”. Stati di tensione e ansia protratti arrivano a riflettersi anche sul sistema articolare, causando talvolta patologie quali compressioni discali, artrosi, dolori, ecc. (Raggi & Majocchi, Il dorso curvo e la postura, 2009)

Fra le numerose alterazioni muscolo scheletriche, la più discussa è sicuramente la scoliosi. Esistono a tale proposito approcci a volte anche diametralmente opposti: l’uso di corsetti, praticare ginnastica e/o nuoto, l’intervento chirurgico… Ma cos’è esattamente la scoliosi? Si tratta di un’alterazione della forma della colonna vertebrale caratterizzata da una torsione della colonna nei tre piani dello spazio. Su una radiografia frontale appare come una deviazione laterale, ossia una curva anomala che non dovrebbe essere presente. Oltre che sul piano frontale, può essere accompagnata da un gibbo dorsale e, spesso, da un appiattimento della curva cifotica dorsale.

In oltre l’80% dei casi si parla di scoliosi “idiopatica”, ossia di una condizione sopraggiunta per cause non chiare. È possibile che insorga dai primi giorni di vita o durante la pubertà e colpisce maggiormente il sesso femminile. Data l’unicità e la complessità di ogni corpo, un approccio ideale al problema dovrebbe sempre mettere al primo posto l’osservazione della persona e del suo caso specifico, con la sua storia, il suo vissuto, i suoi problemi, le paure ecc. Una scoliosi di formazione recente, qualora se ne individui la causa, può essere facilmente ridotta e corretta, mentre se non si risale alla sua fonte, essa tenderà a consolidarsi nel tempo.

Tra le cause ipotizzabili di una scoliosi vi sono i traumi (pre-natali, da parto, della vita quotidiana). Allo stesso modo, anche un problema respiratorio, una deviazione del setto nasale, la presenza di adenoidi, ecc. sono tutti fattori di disturbo che, in quanto tali, sono in grado di provocare una scoliosi. La condizione scoliotica infatti altro non è che un tentativo della colonna di difendersi e sfuggire al dolore. Si tratta di un compenso che il corpo attua per garantirsi il minor dispendio energetico possibile nell’attesa che venga trovata la “spina irritativa”, ossia la causa del suo disagio.

Naturalmente, non è detto che lo stesso disagio vissuto da persone diverse porti alle stesse conseguenze. L’approccio da adottare nel trattamento di una scoliosi dovrebbe perciò essere sempre individualizzato e prevedere un’indagine globale del singolo paziente e del suo vissuto. Gli aspetti da considerare sono davvero tanti; tra le possibili cause potrebbero esservi anche disturbi della funzione visiva, una deglutizione atipica, un’alterata percezione uditiva, la masticazione scorretta, disturbi dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare), posture viziate, malattie, emozioni violente vissute, ecc.

L’approccio globale
Lavorando in globalità, spesso accade che durante le sedute in cui si mettono in tensione le catene muscolari queste “ricordino” un vecchio trauma apparentemente dimenticato. Questo evento segna un momento fondamentale nella terapia, ossia il passaggio dalla non consapevolezza di un trauma al suo riaffiorare e alla sua piena accettazione, condizione imprescindibile per ottenere cambiamenti importanti e duraturi. (Raggi & Majocchi, La scoliosi: Cause e strategie di approccio olistico in posturologia, 2004)

Tutti noi ci deformiamo ogni giorno un po’. La bravura del terapista consapevole sta nel saper “leggere” attraverso i numerosi test e gli strumenti a sua disposizione le varie alterazioni della postura, collocando cause ed effetti al giusto posto, così da agire esclusivamente sulle prime e ottenere risultati concreti.

Bibliografia di riferimento:

Raggi, D. (2009, agosto). Colonna e postura. Diagnosi & Terapia, 31-35.

Raggi, D., & Majocchi, G. (2004, settembre). La scoliosi: Cause e strategie di approccio olistico in posturologia. Diagnosi & Terapia.

Raggi, D., & Majocchi, G. (2009, agosto). Il dorso curvo e la postura. Diagnosi & Terapia, 32-36.

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