I Piedi: la base del nostro equilibrio

2018-05-04T10:13:27+00:00 Da |Categorie: Rassegna Stampa|


Ci permettono di camminare, correre, saltare, ballare, giocare, dunque esprimerci in vari modi; i nostri piedi sono una straordinaria opera ingegneristica della natura capaci per questo di sopportare in ogni frangente il peso del nostro corpo e consentirci di camminare fino a poter coprire distanze ben oltre 160.000 chilometri (circa quattro volte il giro del mondo). Collocati ben lontani dalla testa e dagli occhi (sede delle percezioni e della vista), “questi sconosciuti” divengono troppo spesso trascurati o dimenticati. Anche l’odore caratteristico di un piede soffocato dentro calzini sintetici e scarpe ermetiche porta a considerarlo sempre meno dignitoso e importante.

Il piede è in realtà l’organo che permette la stazione eretta, la propulsione ed il movimento, l’adattamento della marcia sul terreno e la coordinazione della postura, ma non solo. Esso ha persino una funzione importantissima per quanto riguarda il ritorno venoso dagli arti inferiori. Altro aspetto particolarmente importante è la presenza della cosiddetta “mappa riflessogena”, cioè della proiezione sulla pianta e sul dorso del piede di punti corrispondenti a tutte le altre zone del corpo, organi interni compresi.

Piedi e postura

I piedi sono la via preferita dal corpo per scaricare verso l’esterno i problemi posturali provenienti dall’alto. Quando il piede diventa sofferente e incapace di ammortizzare l’impatto che proviene dall’alto, restituisce a sua volta le sue rigidità e problematiche verso l’alto, creando il cosiddetto “effetto boomerang”. (Raggi, 2008)

“I piedi sono fedeli servitori, disposti a qualsiasi sacrificio pur di essere utili e funzionali allo scopo. La loro straordinaria architettura consente di adattarsi, deformarsi, fino a livelli incredibili…intollerabili. La misura in cui ciò avviene esprime il livello di disagio che la parte alta del corpo ha vissuto e sta vivendo. Come nella vita, anche nel corpo deve esserci sempre qualcuno “disposto al sacrificio”…
pur di continuare a vivere.”

(D. Raggi)

Osserviamo i nostri piedi

Anche una persona non esperta è in grado di capire se un piede è funzionalmente corretto dal suo aspetto. Tutte le dita dovrebbero essere dritte, distese, appoggiate a terra, ciascuna sul prolungamento del proprio tendine, senza essere griffate (ad artiglio) o a martello. Non devono essere presenti calli, vescicole, arrossamenti o ispessimenti cutanei: questi elementi sarebbero infatti da imputare a sovraccarichi funzionali. (Raggi, 2008)

Tra le principali condizioni di squilibrio dell’arto inferiore, le più comuni sono
il piede piatto, il piede cavo, l’alluce valgo,
le dita a martello/a griffe/ad artiglio.
(Chetta, 2007)

Il terreno piano come inquinamento ambientale

Le informazioni plantari sono le uniche a derivare da un recettore fisso a diretto contatto con il suolo. In base alle informazioni ricevute istante per istante dall’ambiente esterno e interno, il nostro organismo cerca continuamente l’equilibrio. Maggiori sono le informazioni ricevute e più accurata sarà la sua regolazione. Gli input derivanti da un terreno piano sono di gran lunga meno differenziati rispetto a quelli ricevuti da un terreno naturale, perciò il margine di errore posturale sarà maggiore.

A dimostrazione di ciò, nei popoli che vivono ancora in stretto contatto con la natura, camminando scalzi su terreni sconnessi, è raro riscontrare problemi come mal di collo e mal di schiena. (Chetta, 2007)

“Il terreno piano è un invenzione degli architetti. È adatto per le macchine, non per
i bisogni umani (…) Se l’uomo moderno è costretto a camminare sulla superficie piatta dell’asfalto e dei pavimenti (…) viene alienato dal suo contatto naturale e primordiale con la terra. Una parte cruciale del suo essere si atrofizza e le conseguenze sono catastrofiche per la sua psiche, per il suo equilibrio e per
il benessere della sua intera persona.”

(F. Hundertwasser)

Tacco: sì o no?

Sebbene la tendenza più diffusa sia sconsigliare di indossare tacchi troppo alti, allo stesso modo si sente spesso dire di non portare calzature con suole molto basse e sottili. Non esiste tuttavia alcuno studio scientifico che dimostri la validità della teoria secondo la quale sarebbe ideale portare tacchi di 2-3 centimetri. In effetti, se così fosse, perché non averli già “in dotazione” alla nascita?
Da evitare infine le scarpe che rispondono al binomio tacco alto e a punta, poiché imprigionano l’avampiede e costringono le dita ad assumere posizioni innaturali e viziate. Un appoggio non corretto del piede può riversare le sue conseguenze su caviglie, ginocchia, anche, colonna vertebrale, e arrivare a influire perfino sul posizionamento della testa. (Chetta, 2007)

“Camminare con o senza scarpe?
Inutile banalizzare e pensare di andare in giro scalzi per strada, per la salute dei nostri piedi; non lo farebbe nessuno. Ma si possono invece utilizzare scarpe intelligenti; scarpe la cui forma rispetta quella del piede. Non il piede che rispetta la “forma della moda”, ma finalmente la moda che inizia a rispettare la forma dei piedi, la salute, la postura. Sì, perché rispettando il piede si rispetta anche tutto il resto del corpo… e viceversa. A parte ciò, quando puoi, cammina scalzo.”

(D. Raggi)

Bibliografia di riferimento:

Chetta, G. (2007). POSTURA E BENESSERE un approccio di tipo ergonomico. www.giovannichetta.it.

Raggi, D. (2008, 20 giugno). Dolori ai piedi: conseguenza di alterazioni posturali. Diagnosi & Terapia(6).

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