Quando stringere i pugni non è più possibile: Il tunnel carpale

2018-10-08T12:59:24+00:00 Da |Categorie: Rassegna Stampa|

Si sente spesso parlare di “sindrome del tunnel carpale”, ma cos’è effettivamente il tunnel carpale? Si tratta di un “canale” situato nel polso che comprende le ossa carpali e il legamento traverso del carpo; al suo interno passano strutture nervose, vascolari e tendinee. (Raggi, 2006)

La sindrome del tunnel carpale

Per sindrome del tunnel carpale si intende una riduzione di questa particolare struttura, con conseguente compressione del nervo mediano e quindi perdita di sensibilità e forza nelle dita, formicolii e dolore. I primi sintomi possono manifestarsi come gonfiore e/o intorpidimento alla mano, in particolare alle prime tre dita, e una sensazione di “goffaggine” nei movimenti, specialmente al mattino e durante la notte. Contemporaneamente a questi sintomi locali, possono insorgere anche una condizione di insensibilità o situazioni dolorose che coinvolgono l’intero braccio, come tendiniti, borsiti ed epicondiliti.

Ma come si sviluppa questa patologia e perché? Va detto innanzitutto che i muscoli del corpo sono tra loro collegati, come anelli di una catena, e organizzati in gruppi che prendono appunto il nome di “catene muscolari”. Tutto quello che succede a un distretto muscolare si riflette perciò inevitabilmente sul resto del corpo, con modalità e intensità differenti. (Raggi, 2004) Un esempio è proprio la sindrome del tunnel carpale, che si manifesta come conclusione finale di problematiche la cui origine potrebbe risiedere in raccorciamenti muscolari a livello del collo o del braccio. (Raggi, 2006)

I risultati di recenti studi mostrano una correlazione tra l’insorgenza di questa condizione patologica e lo svolgimento di lavori ripetitivi che implicano movimenti continui di flessione ed estensione del polso (e in misura minore anche di flessione delle dita). Si parla inoltre di un’incidenza circa tre volte più elevata nelle donne e viene indicata come fascia di età maggiormente colpita in entrambi i sessi quella compresa tra i 40 e i 60 anni. Altro dato interessante è che nel 70% dei casi la patologia risulta bilaterale, coinvolge cioè entrambi gli arti, con una prevalenza della mano dominante, e i sintomi tendono ad acuirsi nei periodi freddi.

Diagnosi

Quando un paziente lamenta formicolii/parestesie e/o dolore, spesso irradiati all’avambraccio e manifestati per lo più in orario notturno o mattutino, la diagnosi di sindrome del tunnel carpale è la più probabile. Uno strumento importante nella diagnosi precoce di tale sindrome è l’ecografia, accompagnata da un esame obiettivo neurologico che valuti forza, riflessi osteo-tendinei e sensibilità, e da un esame EMG-ENG (elettromiografico-elettroneurografico) per stabilire l’effettività e la gravità della condizione e per escludere compromissioni nervose a svariati livelli. (Raggi, 2004)

In Italia, i livelli di gravità riconosciuti di questa sindrome sono sei: dal 1° negativo (sintomi presenti, a volte anche molto acuti, ma esame EMG-ENG negativo) fino al 6°, caratterizzato da estrema atrofia dell’eminenza tenar (alla base del pollice), con significativo rimpicciolimento del muscolo alla base del pollice, il quale a causa di un “overuse” finisce per divenire costantemente teso e per retrarsi.  (Raggi, 2004)

Trattamento

Secondo la letteratura classica esistono due possibili trattamenti: conservativo e chirurgico.

Conservativo: comprende le terapie classiche come ultrasuoni, ionoforesi e laser, le quali tuttavia non agiscono sulla causa della sindrome, ma ne alleviano solamente i sintomi; a volte può essere sufficiente cambiare modalità di svolgimento dell’attività lavorativa per ottenere miglioramenti.

Chirurgico: prevede un intervento della durata di circa 10 minuti che consiste nel taglio del legamento traverso del carpo, talvolta associato a neurolisi (asportazione di eventuali aderenze) e conseguente convalescenza di venti giorni circa (variabile a seconda della modalità di intervento, tradizionale o endoscopica). Anche in questo caso, tuttavia, si va ad eliminare l’effetto senza indagare né tantomeno eliminare la causa scatenante.

Esiste poi un’altra tecnica conservativa in ambito posturologico: il Riequilibrio Posturale ad Approccio Globale. Se diagnosticata in tempo, questa patologia può essere affrontata con successo attraverso questo tipo di trattamento, grazie al quale è possibile in molti casi ottenere un recupero completo della funzionalità della mano e la totale scomparsa dei sintomi. A differenza dei trattamenti precedentemente citati, il Riequilibrio Posturale ad Approccio Globale va ad indagare approfonditamente la causa scatenante per poi trattarla ed eliminarla definitivamente. (Raggi, 2004)

Bibliografia di riferimento:

Raggi, D. (2004). La sindrome del tunnel carpale. Diagnosi & Terapia, 14-17.

Raggi, D. (2006). Perché ho il tunnel carpale? Diagnosi & Terapia, 4-5.

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